UNA FAVOLA SUI NOSTRI EROI
Novembre 12, 2007 on 10:24 pm | In AG Aversa |
di Rolando di Martino
Vi devo raccontare una storia…
Alle sei del mattino squilla il telefono in una delle case della nostra amata città:è il telefono di una mamma,una dolcissima mamma in apprensione per il gioiello della sua casa,suo figlio. La chiamata è breve,è possibile sentire solo “Mamma,scusa l’orario,volevo solo avvisarti che è tutto a posto,sto bene”;queste parole rincuorano al donna in pena per il figlio lontano,impegnato di pattuglia in una parte d’Italia che il ragazzo non ha voluto rivelare alla madre;ma la brevità del messaggio preoccupa la signora:in genere le chiamate sono molto più lunghe,il figlio approfitta di quelle rare volte in cui ha tempo per chiamare in modo da poter restare quanto più tempo possibile al telefono,in modo da raccontare alla mamma tutto quello che aveva fatto,in modo da sentire più vicino lei,il gioiello della sua vita. Ma stavolta no,la chiamata era stata molto,molto breve.
Qualche ora dopo la donna ha scoperto il perché. Umberto era stato mandato di pattuglia allo Stadio Olimpico di Roma,in seguito alle rappresaglie dovute all’uccisione accidentale di un giovane tifoso da parte di un poliziotto a margine di tensioni su un autogrill presso Arezzo,la mattina stessa di quella brutta domenica. Il poliziotto ha fatto partire accidentalmente un colpo dalla sua pistola,colpo che ha trafitto il collo del giovane Gabriele Sandri.Conseguenza?migliaia di tifosi,forse 10.000,si sono riversi nella capitale devastando tutto quello che avevano a tiro,radendo quasi al suolo la sede del CONI,attanagliando le forze dell’ordine,distruggendo buona parte della questura,assalendo molte e molte caserme dei carabinieri,polizia,senza risparmiare macchine autobus e cassonetti:oramai di Gabriele Sandri non ci si ricorda nemmeno più tra gli ultras,un esercito impazzito votato oramai non alla memoria di un ragazzo,vittima ma certamente non eroe di una guerra,ma piuttosto alla distruzione insensata,alla follia.
Conseguenze?Viene mandato l’esercito in forza all’Olimpico,dove i tifosi stanno distruggendo tutto e sfidano lo Stato,le forze dell’ordine;ma visto che la mattina è stato uno sporco poliziotto ad uccidere un ragazzo,visto che lo Stato non può far vedere che le forze dell’ordine girino ancora armate contro un esercito impazzito i militari vengono mandati disarmati,a mani nude,senza nemmeno un manganello,uno scudo protettivo,nulla.Dovrebbero restare fermi davanti lo Stadio,ad evitare il peggio.A mani nude,senza uno scudo protettivo.Conseguenze?decine di migliaia di ultras caricano l’esercito,disarmato;Umberto e gli altri suoi compagni di reparto cercano di far barriera,riparando anche chi viene dietro di loro,ma l’esercito impazzito,quello degli ultras,quelli del povero ragazzo morto,caricano,gettano a terra i militari;loro hanno bastoni,sassi,mazze,uno di loro getta un masso,un carabiniere ne resta travolto,cade a terra.
Anche Umberto è a terra,10,forse 20 tifosi lo prendono a calci,quando si rialza viene raggiunto dai pugni e quando ricade sente quello che per i tifosi,forse è il vero calcio:quello in faccia ad uno “sbirro”. Umberto pensa alla mamma,alle sue mani che lo coccolavano da bambino anche solo per proteggerlo dal vento,adesso per proteggersi confida nell’elmetto fatto preda della furia cieca:”è resistente,almeno questo”pensò,ma sotto l’ennesima manganellata data con furore da un pazzo che inveiva contro di lui ormai a terra ed inerme il copricapo protettivo si apre come una mela:la testa di Umberto diventa un tamburo su cui gli ultras suonano la musica infernale dell’odio,battono colpi su colpi e non è certo il sangue a spaventarli,il sangue che ormai colora le loro bacchette,i loro manganelli.Ora ad Umberto restano le dita sulla sua testa,tra un rivolo di sangue apre gli occhi e vede che al suo amico non va meglio:sembra morto,a terra;ma,come gridano i tifosi “la morte è uguale per tutti”e loro stavano facendo assaporare questo diritto anche a lui,così Gabriele sarebbe stato contento,no?Le fragili dita contro le mazze cedono e la testa è in balia della folla,mentri calci allo stomaco gli fanno sentire in gola le budella,lo stomaco come una busta,come un sacco boxe ormai svuotato ma che un pugile incazzato continua a colpire,il corpo un sacco gettato a terra preso troppe volte a calci,la divisa un lenzuolo su cui pareva avvolgersi un bambino che ha freddo,che ha paura,non del buio,non più del mostro,ma del nemico,del sangue che adesso macchia la sua divisa e che sperava non fosse il suo.Poi viene alzato,oramai non controlla più nemmeno la paura e le emozioni e lascia che sia il vento l’unica cosa che potesse sentire sul suo volto.Invece si accorge che era l’ambulanza,o almeno quella che era rimasta dell’autoambulanza,perché la morte è uguale per tutti,no?Ormai è in salvo,crede. Lo stanno portando in ospedale,crede. E’ quasi mattino,crede. E’ vivo,crede. Spera. Non ha sentito sua madre,sa che è in pensiero per lui e aspetta una sua chiamata in qualsiasi momento ,anche alle sei di mattina,la sera prima sapendo del pericolo non ha voluto dirle con precisione dove andava:si sarebbe solo spaventata,ma ci aveva tenuto a dirle che era un pattugliamento difficile,per prepararla al peggio.
Adesso aveva voglia di sentire la sua voce,aveva voglia di sentirsi ancora una volta coccolato come quando da bambino aveva paura del buio,del mostro cattivo,solo che adesso i mostri cattivi sono uomini,ragazzi come lui,arrabbiati con lui,col suo elmetto,con la sua testa.Ma non vuole farla preoccupare.Ad ogni squillo sente il profumo di casa e la speranza che potesse sentire il caldo della sua voce a riscaldargli il cuore,in quel momento;poi pensa che la vuole troppo bene per farle credere che il suo bimbo,il suo gioiello ora fosse coperto di sangue,che il gioiello che lei ha tenuto con se con cura per tanto tempo fosse stato buttato in aria e strappato così come si fa con uno scarto,come l’ultima delle pietre. Allora ci pensa su,poi quando sente dall’altra parte del ricevitore alzarsi la cornetta dice:” Mamma,scusa l’orario,volevo solo avvisarti che è tutto a posto,sto bene”;chiude il telefono,il primo che aveva trovato chiedendolo ad un portantino,attacca,sa che sua madre c’è ancora, e che un giorno l’avrebbe coccolato di nuovo;ma adesso è il momento di riposare,di stendersi su quella dannata barella,andare in Ospedale e vedere che sarà di lui,con la voce calda di sua madre nelle orecchie che lo accompagna e sapere che lui l’aveva sentita quando ne aveva bisogno;che lei adesso era calma e non era preoccupata ,e questo lo rendeva felice.
Umberto è mio cugino,la madre mia zia.La telefonata aveva insospettito tutti noi,la notizia ci ha squarciato dentro.Adesso mio cugino è in ospedale,non sa che sarà di lui;il suo amico è stato rimandato a casa,è grave,non si sa nulla di lui,di che sarà di lui.Oggi è il 4° anniversario della strage di Nassyria:altri militari,che hanno avuto la peggio però,per difendere la loro Patria e il suo onore sono stati uccisi,e altro non chiedevano di essere amati così come loro amano il loro Paese.Penso ai nostri militari e mi commuovo,penso a mio cugino,alle sue mani che mi stringevano quando lui era il mio “cugino grande” e mi teneva stringendo le mie mani nelle sue,le stesse che adesso erano ricoperte del suo sangue e che invane avevano cercato di difendere la sua testa,quella su cui spesso mi aveva portato a cavalcioni.Penso a quando mi spiegava le cose,mi proteggeva;e penso alle mani del nostro esercito,dei nostri carabinieri e dei nostri poliziotti e di tute le forze dell’ordine che ci tengono per mano e ci proteggono, e penso allo schifo di ieri,allo schifo del calcio:quello in faccia a mio cugino e quello che sta negli stadi,a quello che è diventato.
Amo i miei militari,amo il mio Paese,amo chi lo difende,amo chi mi difende;odio chi lo odia,odio chi lo sostituisce,odio la mafia,la camorra,il tifo cieco in nome di un ragazzo che certamente non avrebbe voluto tutto questo,odio quello che sta succedendo,perché è odio allo stato puro.
Il ragazzo è una vittima, ma non un eroe, quelli lo sono coloro che muoiono per la Patria, sono i nostri militari, i nostri angeli.
5 Commenti »
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Umbè,ti voglio bene…
Tanto lo so che sei forte…
Commento di AG Aversa — 12 Novembre 2007 #
umberto siamo tutti con te..
Rolando questa storia è bellissima ora lo posto anche sul mio blog
Commento di Giuseppe Lucariello — 12 Novembre 2007 #
Complimenti a Rolando per questo pezzo: oggi è in 1a pagina su Il Mattino ed. di Caserta.
Commento di GM — 14 Novembre 2007 #
Grazie a te,GM!
Commento di Rolando — 14 Novembre 2007 #
grandeeeeeeeeeeeee
Commento di Giuseppe Lucariello — 14 Novembre 2007 #